Jonathan Leroy – La dittatura dell’algoritmo

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a-kephalos continua a proporvi le «carte bianche» dei nostri corrispondenti dalle regioni dell’Eurofederazione di psicoanalisi.

Da Atene, Marina Frangiadaki ci informa dell’esistenza di un software – The cry translator – destinato ad aiutare le madri a tradurre il pianto dei loro bambini, al fine di rispondere loro adeguatamente. La promessa è che le madri non dovranno più interpretare – e a breve, se non stiamo attenti, neanche gli analisti!

Da Madrid, Carmen Cuñat ci parla della serie The Good Doctor, che mette in scena un giovane chirurgo diagnosticato come autistico, il cui cervello sembra beneficiare di un potere completamente algoritmico che lo rende un perfetto lavoratore. Questo farà sognare qualcuno, non noi. Soprattutto perché qualcosa sfugge al suo cervello straordinario: le questioni etiche sollevate dalla sua professione… e l’incontro con una donna che gli piace. In effetti, l’algoritmo è destinato ad inciampare – altrimenti non ci sarebbe storia!

Il trionfo della scienza e del capitalismo fa sorgere sul mercato tanti gadget digitali, software installati nei nostri smartphone che si basano sugli algoritmi. Via questi software, tramite l’apprendimento o un intervento diretto sul cervello, l’ambizione è di aiutare il nostro cervello a funzionare in modo tanto efficace quanto un algoritmo. E tutto per il bene dei consumatori – perché è volendo il nostro bene che questo discorso punta a governarci.

Confrontati a questo ideale totalitario, i testi di questa settimana ci invitano all’umiltà dinanzi all’arresto dell’inconscio e all’opacità del godimento.

Traduzione di Marianna Matteoni

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