Marina Frangiadaki – Cry translator… Una super mamma tascabile?

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Il vostro bambino ha fame? Voglia di dormire? Vuole il ciuccio? O ancora ha bisogno di essere cambiato?

Il cry translator ha la risposta.

Dei software caricati su smartphone e altri gadgets, commercializzati a basso prezzo, traducono la volontà del vostro bambino.

Tra l’altro, prossimamente potrete diagnosticare anche la vostra depressione con un software qualificato come una sorta di «clinica tascabile». La scienza con l’aiuto dell’informatica sembra essersi messa al servizio del consumatore.

Il cry translator – traduttore di grida – è un software creato già da dieci anni, all’incirca.

Per due anni, due ricercatori dell’università di Taiwan hanno raccolto 200 000 grida infantili da un centinaio di neonati. Successivamente, i dati sono stati analizzati, comparati e verificati, e hanno permesso di mettere in relazione differenti forme di pianto con i bisogni espressi dai bambini per creare la base dei dati del software.

L’applicazione promette dei risultati affidabili e scientifici ai genitori «ansiosi di conoscere il significato delle urla del loro bambino», come si può leggere nel sito commerciale che presenta l’applicazione (1).

Davanti ai pianti del bambino, la madre è chiamata à incarnare l’Altro materno, l’Altro dell’amore. La psicanalisi ci insegna che in quel momento nessun possibile istinto materno può essere d’aiuto. Le grida del bambino, nel mondo dei parlêtres non potranno essere intese solamente come una domanda di soddisfazione dei suoi bisogni.

«La possibilità di ricollegare la relazione reale con una relazione simbolica» (2) necessita di alcune condizioni. Il lamento del soggetto dev’essere inteso al livello della chiamata.

L’Altro si costituisce come tale, presentandosi come desirante, ovvero mancante.

«Quello che conta – sottolinea il Dott. Lacan –, vedrete, sono le carenze, le delusioni che hanno a che fare con l’onnipotenza materna.» (3)

L’amore cosiddetto materno può allora arrivare ad esprimersi, nella sua dimensione di dono aldilà della soddisfazione dei bisogni, come supplenza al buco che il non-rapporto crea fra gli esseri parlanti. «E ancora c’è bisogno che lei – la madre – possa trovare delle risorse diverse da quelle biologiche, per essere all’appuntamento in quanto madre, senza l’aiuto di alcuna forma istintuale la cui scrittura manca tra gli essere umani» (4).

Questo tipo di software risponde all’angoscia che questo buco di sapere fa apparire.

Una nuova versione di questa applicazione è attualmente in progettazione con il nome di iCry2Talk, che si traduce come io grido per parlare. Per creare degli algoritmi più completi, il team di ricercatori fa affidamento su delle «madri sperimentali» (sic) affinché possano inviare la registrazione del grido del loro bambino e l’interpretazione che ne danno.

Ascoltiamo perciò la chiamata dei ricercatori per imparare dalla capacità di traduzione delle madri stesse. L’illusione consisterebbe nel far passare la singolarità di ogni soggetto-madre alla regola dell’universale sotto garanzia dello scientismo.

Trad: Kawtar OMARY
Rilettura di Laura Pacati

  1. https://www.journaldunet.com/ebusiness/internet-mobile/1142846-dix-applications-insolites/1142851-cry-translator
  2. Jacques Lacan, Il seminario, libro IV, La relazione oggettuale (1956-57), Einaudi, Torino 2007, p. 67
  3. Ibid, p. 64.
  4. Esthela Solano-Suarez, «Maternité blues», in Être Mère, ed. Navarin/Champ freudien, Paris 2014, p.68; trad. nostra.
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