Luisella Mambrini – Pulsione e cervello dal lato del parlessere

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Per Damasio, che nel panorama delle neuroscienze è lo studioso che più si è avvicinato al campo della pulsione, il cervello è in grado di sapere della pulsione poiché possiede una serie di circuiti neurali che traducono la percezione in emozione, i quali ad ogni istante fotografano lo stato somatico equiparabile alla fonte della pulsione. 

Per ancorare di più la pulsione al corpo, Damasio elabora la teoria dei “marcatori somatici”, intendendo con questi dei sentimenti generati a partire dalle emozioni che sono state connesse, tramite apprendimento, a previsti esiti futuri di determinati scenari. Dunque i marcatori somatici, una sorta di memoria del corpo, assistono al processo di valutazione delle azioni forzando l’attenzione sull’esito negativo a cui può condurre una certa azione, proteggendo dunque da scelte in perdita. Ma, sostiene Damasio, perché vada così, e cioè che i marcatori siano “adattivi”, occorre “un cervello e una cultura normali”; l’anomalia delle connessioni o dei segnali chimici cerebrali o una “cultura malata” compromettono il corretto funzionamento del marcatore. La pulsione appare dunque un elemento in un ciclo di feedback che contribuisce a mantenere l’omeostasi dell’organismo.

Ma può davvero il cervello conoscere la pulsione? C’è un distinguo essenziale da fare: il parlessere è il soggetto con in più il corpo e questo corpo non ha niente a che vedere con l’organismo come suppone la biologia. C’è corpo quando un organismo vivente incorpora l’organo del linguaggio, è infatti quest’ultimo che, bucando l’organismo vivente, ritaglia le zone erogene e produce il corpo.

Tra significante e corpo il rapporto che si instaura è negativo, come indica il termine stesso di “incorporeo”, nozione che Lacan prende dagli stoici che con questo termine hanno “saputo attestare […] in che cosa il simbolico attiene al corpo”

Il linguaggio mortifica il corpo, ma allo stesso tempo gli offre un incorporeo che niente ha a che fare con la materialità dell’organismo. Dunque questo incorporeo non è passibile di essere fotografato, né auscultato, né sottoposto a risonanza magnetica.  

Inoltre, per il fatto di nascere al linguaggio, l’istintualità del corpo è abolita per sempre mentre l’attività pulsionale forza il limite del principio di piacere, presentandosi come antivitale e segnata dall’eccesso. Niente a che vedere con la teoria dei marcatori somatici che sono inspirati all’omeostasi e alla sopravvivenza dell’organismo. Si potrebbe dire, con Damasio, che la pulsione è di per sé un marcatore somatico non adattivo.

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