Marco Mauas – La memoria: un vuoto in comune tra cervello e inconscio (reale)?

#

L’ultimo libro del Dr. Éric Kandel, « The disordered Mind » (1) (Farrar, Straus and Giroux, NY, 2018) , illustra in modo sorprendente da un lato, le strade senza uscita delle cosiddette neuroscienze nella nostra attualità, e dall’altro l’esistenza di un vuoto istruttivo. Cominciamo con il primo punto. Kandel comincia il suo libro con la differenza che constata tra Freud e Kraepelin. Freud, secondo lui, credeva che le malattie mentali, anche se hanno una base nel cervello, sono acquisite attraverso l’esperienza, per esempio un’esperienza traumatica sovvenuta nell’infanzia. Kraepelin credeva, quanto a lui, ch’esse hanno un’origine biologica, genetica. Di conseguenza, secondo Kandel, si possono distinguere le malattie psichiche così come si distinguono le malattie organiche, osservandone l’esordio, il decorso clinico e il risultato finale. Questa idea l’avrebbe condotto a creare il suo sistema di classificazione delle malattie mentali, quello di Kraepelin, che è utilizzato tutt’oggi. Questo postulato che figura alla pagina 10 del suo libro è di origine misteriosa. Ma se si va a leggere il libro di Kraepelin Lectures on clinical psychiatry (2) si può trovare al contrario lo stile di un clinico rigoroso, come per esempio fin dalla pagina 1: «Sicuramente, dal punto di vista medico, sono i disordini dei substrati organici della vita psichica che dovrebbero occuparci principalmente. Ma da questi sintomi dipendono in generale delle malattie organiche, una situazione molto poco abbordata sino ad oggi dalla medicina. Si tratta qui non tanto di modificazioni fisiche di taglia, forma, intensità e composizione chimica, ma piuttosto di disturbi nel registro della comprensione, della memoria e del giudizio, d’illusioni, allucinazioni, depressione e di cambiamenti patologici della sfera della volontà. Con l’aiuto di idee provenienti dalla patologia generale, solitamente si trova una via per un nuovo ambito medico senza troppe difficoltà. Ma in questo ambito particolare restiamo inizialmente completamente disorientati a causa della natura sostanzialmente strana dei fenomeni incontrati, fino a quando non si raggiunge

un certo grado di conoscenza sulla sintomatologia singolare della patologia mentale.

L’ oggetto dell’interesse di Kraepelin è un altro tipo di clinica, una clinica che comporta dei fenomeni singolari. È questa, la cosa kraepeliana.

Kandel, dal canto suo, ha ricevuto il premio Nobel per la fisiologia e la medicina nel 2000 per le sue scoperte sulla memoria. I suoi esperimenti sulla lumaca Aplysia l’hanno condotto a ipotizzare che la memoria è «localizzata» a livello della sinapsi e recentemente sembra che un collaboratore di Kandel abbia scoperto come «trasmettere la memoria» tramite un’iniezione di RNA di una lumaca che ha subito determinate esperienze, su un’altra che non le ha subite (3). Il Dr Kandel sottolinea nel suo libro che la memoria e l’apprendimento sono al cuore della nostra vita: « Memory, the storehouse of the self » è il titolo del capitolo 5 del suo libro.

Due postulati, o se si preferisce, una petitio principii sostenuta su due punti: 1- la supposizione che la clinica kraepeliniana sia fondata sulla credenza di Kraepelin nell’origine biologica delle malattie mentali e 2- l’asserzione che la memoria, con la sua base cerebrale, sia il magazzino del self. Un bel po’ di supposizioni.

La nostra vita è fatta di memoria? Borges dice che l’idea per il suo racconto « La memoria di Shakespeare », un uomo che accetta di ricevere la memoria di Shakespeare, gli è venuta dopo aver sognato una frase: « Vendo la memoria di Shakespeare ». Il personaggio della sua storia ha acquisito la memoria di Shakespeare ma dopo uno strano percorso deve confessare: «Compresi che le tre facoltà dell’anima umana, memoria, intelletto e volontà non sono altro che una finzione scolastica. La memoria di Shakespeare poteva rivelarmi solo le circostanze di Shakespeare. È evidente che queste non costituiscono la singolarità del poeta; l’importante è l’opera che realizzò a partire da quel materiale caduco» (4)..Verso la fine del racconto, pensa: « Tutte le cose vogliono perseverare nel loro essere, ha scritto Spinoza. La pietra vuole essere una pietra, la tigre una tigre, io volevo diventare di nuovo Hermann Soergel ». E finalmente, la conclusione materialista: « In fondo la cosa che sono è quella che mi farà vivere. »

Curiosamente, la semplice postulazione del reale conduce Lacan, nel suo seminario su Joyce, a domandarsi se si può sostenere che abbiamo una memoria. Lacan dice: «nella misura in cui Freud ha articolato l’inconscio, io reagisco […] È nella misura in cui Freud ha veramente fatto una scoperta – supponendo che questa scoperta sia vera – che si può dire che il reale è la mia risposta sintomatica». (5)

Partendo dal reale come risposta sintomatica, Lacan può domandarsi a voce alta: « Abbiamo una memoria ? Possiamo dire che si fa qualcosa di più dicendo di averla che immaginando di averla, di disporne? Dovrei dire che se ne dir-spone, che si ha da dire ». (6)

Jacques-Alain Miller, nella sua lettura minuziosa di questo capitolo (7), descrive la memoria come un sapere già presente. La memoria si situa al posto dell’Altro, è un nome dell’inconscio, ma non dell’inconscio in quanto reale, bensì dell’inconscio in quanto sapere. E si possono leggere queste righe, come Jacques-Alain Miller propone: «parlare non ha niente a che vedere con alcuna memoria. E gentilmente vi dimostra che non è che ci ricordiamo di qualcosa: creiamo la lingua, parlando». E prosegue : « Il soggetto analizzante parla la sua propria lingua. E […] è una lingua che non è, che non si confronta a dei modelli di lingua per spiegare che è deviante o che non lo è ».

Si percepisce così da dove si introduce il vuoto tra l’inconscio reale e il cervello: tramite l’effetto separatore del reale, reale altro che il cervello, reale che separa il simbolico dall’immaginario, si arriva con Lacan a svuotare la memoria di interesse per afferrare qualcosa che sia del reale della vita, de «la cosa che sono che mi fa vivere ».

Traduzione : Elena Madera

  1. Kandel , Éric, «  The disordered mind”, Farrah, Straus and Giroux, New York, 2018.
  2. Kraepelin, Emil , “ Lectures on clinical psychiatry “, (1904),  New York, William Wood &Company.
  3. Memory Transferred between Snails, Challenging Standard Theory of How the Brain Remembers Research finding hints at the possibility of new treatments to restore lost memories By Usha Lee McFarling, STAT on May 14, 2018. https://www.scientificamerican.com/article/memory-transferred-between-snails-challenging-standard-theory-of-how-the-brain-remembers/
  4. Borges, JL, « La memoria di Shakespeare » in  «Il libro di sabbia», Adelphi, Milano 2004, Adelphi, Milano p. 140.
  5. Lacan J., Il Seminario, Libro XXIII, «Il Sinthomo», (1975-76), Astrolabio, Roma 2006, testo stabilito da Jacques-Alain Miller, p. 129-130.
  6. Ibidem, p. 130.
  7. Miller, J-A, « El ultimisimo Lacan », lezione del 13 dicembre 2006, Paidos, Buenos Aires, 2013, p. 85.
Print Friendly, PDF & Email

This post is also available in: Francese Inglese Spagnolo