Catherine Lazarus-Matet – Brain Dictionary

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«Non è forse carità, in Freud, l’aver permesso alla miseria degli esseri parlanti di dirsi che –essendoci l’inconscio – c’è qualcosa che trascende, che trascende veramente, e che non è altro che ciò che essa, questa specie, abita, vale a dire il linguaggio? (1)». Vedremo un giorno i grandi programmi di neuroscienze, come lo Human Connectome Project (2), che mappano e digitalizzano le connessioni neuronali e la struttura del cervello alla ricerca di ciò che rende umani, arrivare a localizzare l’equivoco di un significante, lalangue, il marchio della pulsione nelle parole e sul corpo, in un momento in cui il forte connubio tra cognitivismo, risonanza magnetica e algoritmi consente la vittoria della macchina sull’intelligenza dell’uomo – come nel gioco del go o del poker – sul proprio corpo e sul proprio cervello, in svariate efficaci applicazioni di potenziamento, in un momento in cui alcuni ricercatori si vedono come dei creatori di una nuova umanità tutta connessa? Daniel Cohen riferisce che un ricercatore in genetica, Craig Venter, a cui veniva criticato di giocare a credersi Dio, avrebbe replicato: «Noi non giochiamo!» e che Ray Kurzweil, futurologo passato dal MIT a Google, prevede questa transizione dell’umanità per il 2045 (3).

Lacan, nel 1955, a quell’epoca occupato dalla cibernetica, notando il divario tra codice e polisemia del significante, enunciava: «La frase invece ha un senso unico, voglio dire che non può lessicalizzarsi – si fa un dizionario delle parole, degli usi delle parole o delle locuzioni, non si fa un dizionario delle frasi. Così alcune ambiguità legate all’elemento semantico vengono riassorbite nel contesto grazie all’uso e all’emissione della frase» (4). Il codice permette di non confondere i segni, o per errore, aggiunge.

Recenti ricerche sull’istituzione di un Brain dictionary a partire da una mappatura delle aree corticali sensibili alle parole e ai suoni «permettono di esplorare la complessa organizzazione degli enormi dizionari che si trovano nelle nostre teste» ed esplorano anche il campo della polisemia. Se il «sistema semantico corticale» non è ancora sufficientemente noto, alcuni esperimenti offrono oggi una maggiore conoscenza delle zone risonanti con campi semantici specifici (5).

La psicoanalisi è ben più modesta di fronte alla possibile connessione del pensiero alla Cloud, ma i miliardi messi in gioco sembrano dover lasciare fuori campo la fantasia di alcuni di unificare il linguaggio, di ridurre l’umano a un individuo digitalizzato. Tuttavia, ancora nessun dizionario di frasi, anche se la scienza produce intelligenza, imprevedibile quando la sa giocare d’astuzia. Se niente le deve sfuggire, le sfugge ancora ciò che sfugge al senso! Come indicava Lacan, se il fonema non fa senso, «(…) nemmeno la parola fa senso, nonostante il dizionario» (6).

Traduzione di Rachele Giuntoli 

  1. Lacan J., Il Seminario. Libro XX., Ancora, [1972-1973], Einaudi, Torino, 2011, p. 91.
  2. Cf http://www.humanconnectomeproject.org/about/
  3. Cohen D, Il faut dire que les temps ont changé, Paris, Albin Michel, 2018, p.175. In uscita in lingua italiana l’8 maggio 2019 per laFeltrinelli editore dal titolo : I tempi son cambiati.
  4. Lacan J., Il Seminario. Libro II. L’Io nella teoria di Freud e nella tecnica della psicoanalisi, [1954-1955], Einaudi, Torino, p. 352.
  5. Natural speech reveals the semantic maps that tile human cerebral cortex”, Nature, 18 avril 2016, https://www.nature.com/articles/nature17637
  6.  Lacan J., La terza  [1974], La Psicoanalisi n°12, Astrolabio, Roma, 1992, p. 26.

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