Yves Vanderveken – La produzione dell’inconscio

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In questo eccezionale numero di a-kephalos, Marie-Hélène Brousse, Esthela Solano, Éric Laurent e François Ansermet conversano, riflettono, analizzano, dissertano, polemizzano, obiettano e argomentano.

Si tratta dell’inconscio. Di ciò che è, per la psicoanalisi, nell’orientamento lacaniano.

L’inconscio parla [ça parle]. È un fatto di e del linguaggio. Emerge da un’«altra scena», alla quale si può supporre un voler dire.

Lacan insisteva: per Freud non è il sogno che conta (ricordi, processo neuronale, ecc.) ma il modo in cui è raccontato, la narrazione che se ne fa [1].

Dunque, nessuna sostanzializzazione, nessuna ontologia localizzabile, ma un soggetto supposto al dire della formazione dell’inconscio, da cui si può costruire un sapere – particolare – sul desiderio e sul godimento. L’interpretazione analitica verte su questa produzione. Su nient’altro. Il reale che circoscrive, che le è proprio.

Traduzione di Marianna Matteoni

[1] Lacan J., «Conférences et entretiens dans des universités nord-américaines. Yale University, 1975», Scilicet, 6/7, Paris, Seuil, 1976.

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