Thomas Van Rumst – Il cervello nel sociale

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Dire «Il cervello è politico!», titolo di una scottante attualità, come Alan Rowan propone, equivale a dire che i nostri cervelli non ci appartengono più. Essi costituiscono ormai l’oggetto di una impresa politica che, per realizzarsi, deve passare attraverso l’eliminazione dell’inconscio. Curiosa immersione del cervello nel sociale, laddove proprio le neuroscienze che legittimano questa impresa hanno difficoltà a integrare il sociale nel sistema nervoso. 

Dunque, niente a che vedere con l’inconscio, che si presenta immediatamente nella sua necessità sociale. Basta leggere il commento che Lacan fa del Progetto, nel seminario L’etica della psicoanalisi, per rendersi conto che l’apparato psichico che Freud vi elabora non ha niente di un organo che si sviluppa in modo continuo; in principio l’inconscio e il piacere, poi il pensiero e la realtà, e infine la coscienza che ne farebbe la sintesi. Al contrario, questi tre sistemi sono legati in modo estremamente precario e andrebbero diritti verso la loro rovina se non intervenisse la Not des lebens (1). Questa urgenza vitale non ha nulla di una spinta vitalistica, non è localizzata nel cervello ma trova il suo principio nel Nebenmensch, il primo estraneo nella vita del soggetto. Tutto questo guazzabuglio funziona e si sviluppa solo grazie alla presenza di un altro, come possiamo leggere nello scambio con Miquel Bassols, e questo altro non si riduce al suo ambiente ma resta estraneo nell’accezione forte del termine: extime.

È nella contingenza dell’incontro con questo estraneo che si produce il reale proprio all’inconscio, Di ogni tentativo di verificare questo reale attraverso il ricorso alla scienza, come Manuel Fernández Blanco segnala, ne risulta solo la sua degradazione. Exit la responsabilità, la possibilità della scelta in rapporto agli estranei intimi che sono il corpo e il godimento, cancellate a vantaggio di una educazione che si adatta al nostro ambiente tecnico. La nostra opposizione a questo riduzionismo non è solo epistemica ma si gioca soprattutto sul piano etico (2).

Traduzione di Marianna Matteoni

  1. S. Freud, Progetto di una psicologia per neurologi (1895), Boringhieri, Torino 1996, p. 203, “urgenza vitale”; J. Lacan, Il Seminario. Libro VII. L’etica della psicoanalisi (1959-1960), Einaudi, Torino 2008, p. 54, “urgenza della vita”.
  2. Anaëlle Lebovits-Quenehen, «Freud et Marx refoulés!», Lacan Quotidien no 829. Pipol News continuerà a riferire il dibattito che vi si svolge.
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