Amal Wahbi – La psicoanalisi non è una scienza ma un discorso

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“[…] l’analisi non è una scienza, è un discorso senza il quale il cosiddetto discorso della scienza non è sostenibile per l’essere che ha potuto accedervi da non più di tre secoli. Il discorso della scienza ha peraltro delle conseguenze irrespirabili per quella che chiamiamo l’umanità. L’analisi è il polmone artificiale grazie al quale si cerca di assicurare quel godimento che bisogna trovare nel parlare affinché la storia continui. Non ce ne si è ancora accorti e meno male: viste le condizioni di limitatezza e di confusione in cui si trovano gli analisti, il potere politico se ne sarebbe già impossessato. Poveri analisti, questo li avrebbe privati dell’opportunità di essere ciò che devono essere: compensatori. Di fatto è una scommessa e anche una sfida che ho affrontato, la lascio in balia degli imprevisti più estremi. Ma forse, da tutto quello che ho potuto dire affioreranno alcune formule felici. Nell’essere umano tutto è in balia della fortuna” (1). In seguito al 28° congresso dell’IPA al quale non era stato invitato, Lacan diceva già nel 1973 che il discorso della scienza ha delle conseguenze irrespirabili per l’umanità mentre l’analisi è “il polmone artificiale” (2), una boccata d’ossigeno per contrastare il discorso della scienza sempre in crescita e che domina la vita di tutti i giorni. Oggi, a distanza di quarantasei anni, questa dichiarazione risulta particolarmente appropriata.

All’amplificazione del discorso scientifico Lacan oppone la necessità che ci siano sempre più analisti. Ciò che fa problema, secondo Lacan, è l’uso che l’uomo fa del reale. Dirà infatti: “il reale ha assunto una presenza che non aveva prima perché ci siamo messi a fabbricare una quantità di apparecchi che ci dominano, come mai era successo nel passato” (3). Il reale del nostro tempo si rivela essere il risultato di macchine che, giorno dopo giorno, trasformano il nostro mondo senza che ci si renda conto di quanto una tale impresa possa avere di “irrespirabile”. Da qui la necessità del discorso analitico che contrasti questo eccesso di sapere nel reale. Lacan dirà: “Gli analisti dicono di esserci […] quando c’è una crisi. Crisi che può realmente mettere in questione […], mettere la questione del sapere sul banco degli imputati in modo tale che non se ne vorrebbe più sapere nulla” (4).

Traduzione : Lucia Comincioli

  1. J. Lacan, «Le jouir de l’être parlant s’articule», La Cause du desir, n°101, marzo 2019, p.13.
  2. Ibid.
  3. J. Lacan, «Alla Scuola Freudiana», in G. B. Contri (ed.), Lacan in Italia 1953-1978, Milano, La Salamandra, 1978, p. 106.
  4. Ibid., p.121.

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